Ξένος

Chiara Gargiulo

Ξ Xenoverso non è un album. Lo si può piuttosto definire come il diario di bordo di un viaggiatore che tenta di descrivere nei minimi dettagli un universo ignoto all'uomo

Ξένος, dal greco: "straniero"  Xenoverso non è un album.  Lo si può piuttosto definire come il  diario di bordo di un viaggiatore  che tenta di descrivere nei minimi  dettagli un universo ignoto  all'uomo, un universo di cui non si  conoscono i confini, le  caratteristiche, un universo che  forse nemmeno esiste, frutto di  una mente in preda a deliri  fantasiosi. Traccia dopo traccia,  sembra di perdere la percezione  della realtà esterna e di ritrovarsi  catapultati sul sedile del  passeggero accanto a Rancore,  nome d'arte di Tarek Iurcich, ad  ascoltarlo dialogare con la sua  nave, 507. Sfogliando le pagine si  alternano resoconti scritti a  fotografie, disegni, poesie e oggetti  prelevati in questo universo  ignoto.  Forse, come dice 507, lo Xenoverso  è veramente una realtà di confine,  a metà tra i sogni notturni e i  pensieri giornalieri che si  raggiunge soltanto rinunciando a  tutte le convinzioni che si hanno:  infatti in diciassette tracce, più  due, si affronta una realtà  contorta, che passa dalle due  dimensioni alle infinite, facendo  perdere la lucidità.  Si segue un viaggio alternando  ritmi incessanti a lunghi skit,  dialoghi tra il protagonista e alcuni  personaggi che incontra, melodie  dolci e cambi repentini nella  musicalità e nei temi: i numerosi  mutamenti incarnano lo spirito di  un'avventura, ogni tappa è diversa  e fino alla fine del percorso non si  sa mai dove porterà. Non si preme  play ascoltando questo album, ma  si sale a bordo di una navicella che  viaggia tra i versi, tra le realtà di  confine.  La prima traccia dell’album è  “Ombra”, canzone dai contorni  sfumati che appare come  un’arringa contro il protagonista,  seppur mantenga toni poco  aggressivi. Narrata dall'ombra  stessa, è una spiegazione del  mondo delle ombre, che hanno vita  loro all'interno dello Xenoverso,  seppur ci appaiano come  proiezione del nostro mondo.  Tra rassicurazioni e accuse,  l'ombra spiega come abbia seguito  il protagonista sin dall’infanzia,  anche nelle situazioni a lei  sfavorevoli. Risulta essere quasi  una certezza in un mondo fatto  d’incognite. Perche d’altronde  come dice l’ombra “quando spegni  la luce di notte che mi stacco da te e  faccio il giro del mondo in questo  mare di ombre…”  A seguirla e "Freccia”, forse una  delle canzoni piu difficili da  interpretare dell’intero album. La  canzone sembra essere la freccia  stessa di cui si parla: scagliata da  un bambino, che probabilmente  non e altri che il protagonista da  piccolo, tenta di raggiungere  attraverso degli ostacoli un  abominevole mostro. La creatura  sembra pero simbolica dato che, a  differenza di altri personaggi che  vengono ben presentati, la sua  figura rimane ignota, quasi  incarnasse tutti i mali  dell’umanita. “E una freccia, vola  nel bosco e non esiste nemmeno un  ostacolo adesso che possa fermare il  suo corso…".  Si parla di limiti, che la freccia  oltrepassa, creando il primo vero  squarcio per accedere allo  Xenoverso.  "E un eterno ritorno dei zombie, le  paure cucite nell'ombra…"  Si passa poi a “Federico”, che  determina una cesura netta con  l’universo. La canzone, a tratti  splatter e a tratti horror, parla di  una resurrezione in chiave zombie  dei piu grandi filosofi della storia.  Il protagonista, con l’aiuto di  Friederich Nietzsche, inizia a  ucciderli uno dopo l’altro nel  tentativo di distruggere tutti i  preconcetti e vincoli rispetto  all’interpretazione della realta, al  fine di segnare l’inizio di una  nuova era.  La prima parte dell’album si  conclude con “Guardie e Ladri”,  featuring di Nayt, che sembra  scollegarsi completamente da  quelli che sono i temi dell’album,  avvicinandosi invece a quello che  da anni appare come il leitmotiv  del rap italiano: la droga. Si parla di  dipendenza, si spaccia. Eppure  lentamente ci si accorge che la  droga e un’immagine simbolica,  che fa riferimento a parole, a testi,  alle canzoni stesse. “Siamo come  spacciatori, pezzi di canzoni, sillabe  nel cellophane e nomi che  che indosso, ci metto l'apostrofo ed  uso l'inchiostro di taglio diverso, da  dettaglio ad ingrosso…”  E in parte una critica sociale a un  mondo che ormai sente tutto e  non ascolta nulla, strafatto a  causa delle mille droghe di cui fa  uso, venendone sovrastimolato.  “Abbiamo tre lettere da consegnare  in tre epoche diverse. Piu nello  specifico: la prima e del 2036, la  seconda del 2048 e la terza del  2100…” Con “Cronosfurfisti”,  primo dei due skit, ossia interludi  dialogici all’interno dell’album,  si preannuncia la trilogia chiave  tramite la conversazione tra il  protagonista e 507, la sua nave.  Si e giunti finalmente nello  Xenoverso e se ne inizia ad  assaporare la realta. Vengono  pero nominate, proprio nella  prima battuta, due lettere  mancanti su cui e necessario  soffermarsi. Si tratta di due  tracce dell’album “Musica per  Bambini” (sono le tracce 5 e 9,  che andrebbero collegate al posto  degli skit): “Sangue di Drago” e  “Quando Piove”. Se “Sangue di  Drago” e la storia della  manipolazione di realta e verita  per mano dei potenti,  presentandosi come una fiaba  priva di lieto fine, “Quando  Piove” e invece una  rielaborazione del mito della  caverna di Paltone contenuto nel  settimo libro de “La Repubblica”,  nella quale gli uomini,  rimanendo sotto gli alberi dopo  la fine della tempesta, sono  convinti che ancora piova.  “Lontano 2036” e la prima, o  terza?, lettera. E scritta da un  soldato al fronte alla sua amata  poco prima della sua morte. “E la  vostra Grande Guerra, la terza,  abbandonerete ogni morale,  mortale…”, una guerra mentale  tra i versi, che il soldato si  azzarda a definire inutile, ma la  rivoluzione e ormai iniziata e  ognuno si ritrova a combattere  questa grande guerra all’interno  di se stesso.  “Tu, figlio mio, guardami in volto,  io corro sul carro guardiano…”.  E “X Agosto 2048” la seconda  traccia della trilogia. La lettera e  stata mandata da un padre, che  lavora in orbita al fine di  raccogliere i detriti spaziali della  guerra del 2036, al figlio. È uno  degli “spazzini spaziali”, decine e  decine di uomini volati in cielo  come angeli custodi per proteggere  il mondo. Nella traccia viene citata  integralmente la poesia di Pascoli,  riprendendo il tema delle stelle  cadenti come lacrime versate dal  cielo stesso. È forse una delle  tracce più profonde e laceranti: la  malinconia mitiga la rabbia e si  rimane lì, sospesi, ad aspettare  invano il ritorno del padre accanto  al bambino.  La trilogia si conclude con “Arakno  2100”. Non è definibile come una  vera e propria lettera, quanto più  come un manifesto politico.  Arakno altro non è che un droide  anarchico creato da un gruppo di  hacker per attaccare il cosiddetto  Grande Telaio. La canzone parla  della rivoluzione del 2100 nata per  contrastare la dittatura tecnologica  che, attraverso una tela virtuale, ha  incastrato gli uomini facendo  perdere loro la propria identità.  “Non esiste memoria se ti rubano il  tempo…” La rivolta è una rivolta  neo-luddista, in quanto la canzone  riprende l’ostilità contro le  macchine che fu centrale nella  rivolta inglese nel diciannovesimo  secolo.  “Io conoscevo tuo padre; una volta  quando non avevamo i piloti  automatici si viaggiava in due sulla  stessa nave, e io e lui abbiamo  condiviso alcune avventure  strepitose…” Il secondo skit  dell’album è “Guerra dei Versi”, in  cui il protagonista si trova a  dialogare con un altro  cronosurfista, co-pilota di suo  padre anni prima. L’anziano uomo  narra dell’avventura da cui deriva  il nome della nave 507: si tratta  infatti di un viaggio avvenuto molti  anni prima in una realtà  bidimensionale. La traccia è  preludio di quella successiva, che  invece è l’avventura stessa.  Anche “Le Rime” si presenta come  una lettera; proveniente da un  mondo di due dimensioni, le parole  stesse spiegano all’autore che le  sta scrivendo, come illuminato, la  natura del loro mondo e il suo  funzionamento. La lettera è, per  l’appunto, di 507 parole. “Quasi  500 parole, anzi 503 per arrivare a  te…”  Si passa poi a “Fantasia” che  racconta la storia di uno sterminio,  del tentativo di cancellare tutte le  diversità del mondo. “Fuori ancora  c'è il fuoco, fuori ancora le fiamme,  fuori è dittatura…” Si parla di un  dittatore, il malvagio principe  vittorioso presentato nelle strofe  finali di “Sangue di Drago”. Si  parla tramite metafore  dell’Olocausto e di come il Hitler  sia riuscito a vincere all’interno  dello Xenoverso.  Per un momento si abbandona il  viaggio nell’ignoto con “Ignoranze  Funebri” per tornare nella realtà  del protagonista. L’Universo fa  parte dei versi e il concept chiave  dell’album è quello di parlare della  realtà. “Prima tu bevevi caffè  ristretto perché non avevi tempo, è  evidente. Ora bevi solo caffè corretto  perché è come te, politicamente  seh…” Così viene presentata  un’istantanea della società, la  quale critica ironicamente i tratti  peggiori e le grandi incoerenze. È  un brano politico che non fa  propaganda, ma aiuta a riflettere.  Si passa poi a “Eden”: la chiamata  a ciascuno per prendere la scelta  decisiva. “Se ogni scelta crea ciò che  siamo che faremo della mela  attaccata al ramo?” Una mela cade  dall’albero e rotola, rotola dal  giardino biblico fino ai giorni  nostri, attraversando la storia e  facendo rivivere i momenti  significativi: le grandi scelte che  hanno segnato l’umanità. Da  Biancaneve a Newton, dall’Apple a  Eva e il serpente, alla mela della  discordia di Paride e a quella  intinta di cianuro di Alan Turing,  arrivando fino a “Le Fils de  l'Homme” di René Magritte. Un  semplice oggetto tratteggia la  realtà, mostrando come scelte  difficili ci abbiano condotto ad  oggi.  Con “Equatore”, duetto con  Margherita Vicario, si conclude la  parentesi nell’Universo. Una sorta  di giro del mondo in cui i due  protagonisti, si rincorrono  disperatamente senza potersi  trovare mai. “Io lo so come arrivare  in nuovi luoghi di cui non so il  nome…” L’Equatore si rivela  confine tra due realtà, che lungo  una linea immaginaria coesistono  e, invece che distruggersi  vicendevolmente, si valorizzano  l’un l’altra. È un gioco di rime tra  paesi e località all’interno  dell’Universo.  “Io mi sento perso, vivo nel continuo  dubbio di uno Xenoverso ma non  posso dirti dove è, né come è, né cosa  c'è, né cosa penso, né che cosa sia lo  Xenoverso…”. “Xenoverso” è un  viaggio mistico diviso in tre fasi,  analoghe alla Divina Commedia  dantesca, attraverso un mondo  ineffabile. Il protagonista si rende  conto mentre ne parla di non  essere in grado di descrivere il  verso che ha attraversato,  tornando così a quel dubbio  iniziale. Si tratta di un sogno? Di un  delirio? Che lo Xenoverso sia solo  un futuro distopico?  “Questa cosa che io ho scritto mi  piace” sembra un ritorno alla  realtà.  Se lo Xenoverso fosse un sogno,  questa penultima traccia sarebbe la  sveglia della mattina seguente. Si  perde la musicalità incalzante e  tormentata delle tracce precedenti  e l’animo del protagonista sembra  acquietarsi, mentre si riappacifica  con il mondo esterno.  “È strano che io mi stupisca proprio  adesso mentre sto parlando con me  stesso…”  “Io non sono io” chiude questo  viaggio e lo fa nel mondo peggiore  possibile: l’ultima traccia incarna  la perdita dell’identità stessa del  protagonista, che si trova a  dialogare con il suo alter-ego  proveniente dallo Xenoverso.  “Nell'ultimo anno non ho mai  sognato perché ho passeggiato  dentro i sogni tuoi…” Non si  riconosce più allo specchio, ride e  piange lacrime non sue, sostituito  da qualcun altro all’interno del suo  stesso corpo.  Così si conclude il viaggio. 


“Scrivo a te lettore sicuramente  proveniente dall’Universo, nella  consapevolezza che questa non è la  fine del racconto ma solo l’ennesimo  tentativo di provare a spiegare ciò  che è inspiegabile. Scrivo a te perché  io sono stato nello Xenoverso e mi  sento in dovere di raccontartelo.” -  Rancore