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Discutendo di incomprensioni artistiche

Jacopo Pellegrino

Lettera I - "Critico"

Mi vergogno a definirti tale in quanto sei buono solo ad offendere, non a criticare in modo costruttivo. Un uomo della tua età (e si, non ti do VOLONTARIAMENTE del lei e si, uso VOLONTARIAMENTE questi caratteri) che si diverte ad infierire su ragazze di diciassett’anni che si fanno un culo così per provare a creare qualcosa di valore. Non dovresti giudicare ciò che non conosci, o magari che proprio non capisci. Ispirazione, amore, incomprensione, spirito di lotta, anni di fame di emancipazione e ci troviamo ancora qui. Sei più scandaloso di pillon, ma immagino non si tratti di un’offesa per te. 

Sai quanti libri ho letto per avere la mia età? Tomi, enciclopedie, novelle, trattatelli di filosofia politica, opuscoli. Ho diciassette anni e me ne sento almeno quarantuno sulle spalle solo per quello che ho letto. Una cultura generale che credo non dovresti sottovalutare. Di politica so cose che neanche ti puoi lontanamente immaginare. Mi sono anche appassionata a studi di pensieri politici che non gradisco. Certe notti mi sveglio di soprassalto e mi spavento per quante cose so. Poi, come in preda ad uno spirito buio e deforme, lancio un’occhiata al solito magico quarto di rum giamaicano e al più dolce ricordo che ho della mia vita, che sappi condivido con te solo per essere coerente: il mio stupendo sigaro, regalo di nonno, classe 33, ancora avvolto in nastro rosso. E no, non è quel nonno che puoi immaginarti tu, tozzo, fucile in mano e sigarone in bocca, padre orgoglioso di jack ma vergognoso di robert, classe 1899. Quello è il più schifoso dei fascisti, uno zozzo reietto che  devo solo vedere in giro per le strade di una società come la nostra. Un topo di fogna. un bersaglio nero. un sorcio imparanoiato. Un marinaio brillo di scandalo. Ma ora basta con le chiacchiere, che in realtà non lo sarebbero, ma purtroppo lo diventano con gente come te. Una persona che ha degnato la mia scultura di un’attenzione che sarà durata massimo due minuti, quando io mi ci sono dedicata per una cosa come tre mesi e mezzo. Sei passato lì davanti, tutti orgogliosi, amici addirittura con la pelle d’oca per quello che ero riuscita a comunicare, una “forza di rivoluzione astrale e indomabile”, una “spinta folle ed implosiva nella sua energia bollente, la linea di demarcazione di un mondo confinato tra l’astio e la purezza, il ritmo ed il più muto dei silenzi, un universo conteso tra la generosità e l’umiltà, tra la fragranza e la flatulenza, tra la paranza e la militanza, tra la politica interna e la finanza”. Questo è quello che hanno detto della mia opera. Commossi. Tutti in lacrime. Anzi, senza vantarmi, ma ci tengo a precisare che ero io la più commossa di tutte, e soprattutto volevo farti notare che l’ultima descrizione è stata opera mia. Non solo sono una scultrice mi pare abbastanza portentosa. ma perfino una commentatrice. Se permetti, mi sa che non hai capito proprio nulla di ciò che ho realizzato. neanche te ne rendi conto. Sei probabilmente un fascista, e sono sicura che se l’autore di quest’opera fosse stato un maschio, diciottenne, con una stone island, magari repellente ad ogni centro sociale conosciuto, non ho dubbi che l’avresti valutata come una delle migliori opere in circolazione. 

Tu forse non ti rendi conto di cosa si provi a creare sculture di tale levatura. Il problema è che, evidentemente, neanche ti immagini cosa IO abbia provato nel versare quel burro per creare un’opera così prodigiosa. E purtroppo non ci hai davvero capito nulla non solo della prima opera (quella poteva effettivamente essere di più ardua interpretazione), ma neanche della seconda. Hai infatti “inteso” la mia scultura successiva dal titolo no alle classi pollaio come “un imbarazzante tentativo di sovvertimento inutilmente rinvigorito dall’utilizzo del volantinaggio come biglietto da visita e dall’ausilio del tutto insignificante di un’espressione metaforica nel titolo”; è stato scandaloso. Mi ci sono chiusa per quattro mesi, senza esagerare. Non ho chiuso occhio. Ho lavorato giorno e notte, ma non avevo paura e non sentivo quindi il bisogno né del rum né del sigaro. E poi sei arrivato tu. Senza la minima comprensione. Ed, evidentemente, senza la minima cultura. E ti ripeto tutte queste cose solo per essere coerente. Ed è stato per questo che sai cosa ho fatto? Eh? Mi sono rimessa sotto. Più di prima, almeno il doppio. e ho cacciato fuori un’altra opera, ancora più complessa, ancora più burrosa, ancora più rivoluzionaria, ma stavolta un po’ più sottile: noi saremo rivolta.  

Hai fatto schifo un’altra volta. Tu sei lo stesso che fino ad una ventina di anni fa fischiava ad una ragazzina dalla macchina. Magari ti piace pure lanciare gli accendini quando ti arrabbi. Ma è tutta scena. non capisci davvero nulla, ed è imbarazzante considerando il tuo ruolo. ecco perché la gente come te non deve rivestire ruoli. Io sono solo coerente, ed è per questo che ti dico questo. Ma anche perché sei decisamente scandaloso, ad essere sincera. 

E mi sentirai urlare al megafono quanto mi pare, capito? E bazzicherò l’intifada anche il giorno del tuo compleanno. E scriverò sui miei muri preferiti ciò che vorrò, e può essere che lo farò anche sul tuo, quando mi andrà. Mi ubriacherò e stirerò quanto mi pare e piace, e al ritorno da una nottata passata nel liceo magari di tuo figlio, magari occupato, mi farò accompagnare a casa da amici negri ed ubriachi da far schifo. E poi? Poi canterò. E sarò ispirata. E mi farò un’altra bomba. E scriverò splendide poesie. E andrò al parco con amici e bocce di vino e ci dipingeremo le mani. Mi verrà in mente un’altra lotta studentesca e costruirò un’altra scultura che prenderà la sua forma. E farò di nuovo piangere e commuovere mezzo istituto.

Adesso direi di concludere questo dialogo insopportabile. mi auguro tu capisca almeno un quarto di ciò che ho detto. e spero di rincontrarti per strada, con tutto il cuore. ora vado, ho un bel tozzo di margarina nuovo nuovo che mi aspetta nella vasca da bagno. e mi sta tornando la nostalgia. Devo ridare un’occhiata al sigaro e al rum. Spero ardentemente che tu non mi risponda. Sono ancora schifata da tutto ciò che ti riguarda.


saluti,

Linda


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