L'edonismo digitale

Lucia Michetti

Nella nostra società, al tempo d’oggi, i cittadini sono abituati a vivere secondo uno stato sociale
interconnesso. Vengono, infatti,
costantemente stimolati da sollecitazioni esterne attraverso i nuovi apparecchi elettronici di cui
disponiamo normalmente: i telefoni cellulare

PIER PAOLO PASOLINI

Nota figura degli anni ‘60 Pasolini è stato uno scrittore, poeta, regista, giornalista e attore del cinema italiano. Viene ricordato per la sua profonda ed estesa produzione di opere sia letterarie che cinematografiche. Pasolini è, dunque, ritenuto uno dei maggiori esponenti del secondo dopoguerra italiano e del periodo letterario neo-realista. È noto per il suo studio sui cambiamenti della società italiana, in particolar modo, la sua contestazione nei confronti della nuova società dei consumi, assieme, l’aspra critica per la borghesia e la denuncia del malessere italiano nelle classi proletarie.

RAGAZZI DI VITA

Tra le sue opere più celebri si ricorda il romanzo Ragazzi di vita. In questo scritto l’autore ci racconta di un’Italia devastata dalla guerra e delle sue gravi conseguenze, che si ripercuotono specialmente, sulle nuove generazioni. I protagonisti di questo libro sono dei semplici ragazzi di borgata romana: il Riccetto, il Caciotta e i loro amici, che passano le giornate tra le periferie di Roma. Pasolini scrive delle vicende di questi giovani protagonisti, partendo dal racconto del Riccetto e del Marcello, ancora adolescenti, in giro per le borgate, a commettere piccoli furti per poi fuggire. In seguito, assieme ad altri amici, affittano una barca sul Tevere; mentre navigano però, lo stesso Riccetto nota una piccola rondine che sta annegando. Allora il ragazzo, in uno slancio spontaneo, nonostante le urla dei suoi amici, si butta in acqua e porta la rondine a riva. La storia, poi, prosegue alternando diversi episodi di vita dei vari personaggi, ormai, quasi diciottenni. I ragazzi di vita sono delinquenti, si arrangiano per sopravvivere, cercano di accaparrarsi ciò che possono per poi rivenderlo. La loro esistenza è limitata alla giornata, non hanno interessi né affetti; vivono sbandati, in uno stato di totale degrado e abbandono: la famiglia non si prende cura di loro, la scuola è fatiscente, non hanno un luogo dove stare. Più avanti questi ragazzi conosceranno, sempre di più, la crudele realtà dell’Italia, che segnerà per loro la fine dell’adolescenza e il passaggio verso un’età più adulta e resiliente. Il Riccetto perderà, infatti, sua madre e il suo amico Marcello a causa del crollo di una scuola. Più avanti verrà arrestato dalla polizia e mandato in carcere per tre anni. Solo quando uscirà, negli ultimi capitoli, si noterà la scomparsa di tutta la sua innocenza e purezza giovanile e il suo animo ormai disinteressato e rassegnato. Il romanzo venne scritto in dialetto romano, cosicché l’autore potesse rappresentare al meglio il malessere, l’ignoranza e l’illegalità fortemente presenti a Roma.

PASOLINI CONTRO LA TELEVISIONE

Pasolini denota, quindi, una situazione alquanto drammatica per Roma. Ma la sua analisi si estende ben oltre: nei suoi articoli, viene fornita una riflessione sull’Italia e, in particolare, sulla società dei consumi: nell’articolo, contro la televisione, Pasolini critica il nuovo sistema di informazioni appena introdotto in Italia: la televisione stessa. Espone, poi, i suoi effetti sulla società. La televisione, infatti, avrebbe proposto dei nuovi modelli di società, ideati da terzi; modelli visivamente perfetti, che rispecchiano una vita felice e ordinaria, ai quali i cittadini avrebbero cercato di uniformarsi, cancellando ogni loro autenticità. Si sarebbero identificati nel “cittadino modello” proposto, solo per sentirsi parte di un complesso sociale. Uomini e donne si sarebbero convertiti in una figura sterile, senza riflettere. Ne sarebbe poi derivata un’omologazione di massa; una comunità priva di nuovi spunti e pensieri. Pasolini parla di un "edonismo neo-laico", una ricerca di perfezione che avrebbe schiacciato e appiattito il pensiero del singolo, un sistema che avrebbe aggiogato l’intero popolo senza che se ne rendesse conto. Tratto dal suo stesso articolo Pasolini scrive: <<I modelli voluti dalla nuova industrializzazione, non si accontentano più di un "uomo che consuma", ma pretendono che non siano concepibili altre ideologie che quella del consumo.>> Pasolini condanna, quindi, la televisione in quanto demolitrice di culture, dove tutte le realtà italiane sarebbero scomparse per generare un unico modello da portare avanti. Definisce, inoltre, questa società consumistica come un “nuovo fascismo” che sarebbe stato molto più devastante del fascismo nel ventennio; il nuovo cittadino medio-italiano avrebbe assunto i Beni di consumo come il suo unico scopo di vita.

LA RELIGIONE SECONDO PASOLINI

Secondo lo scrittore, un simile sistema era già stato usato in passato, per schiacciare l’iniziativa dei cittadini. Il potere della fede era in grado di soggiogare, con la sua obbedienza e il suo potere civile, le parti più umili del popolo con una grandiosa, e più importante figura della stessa sovranità politica: la figura Dio. Secondo Pasolini la stessa istituzione clericale della Chiesa si era ormai strumentalizzata per un controllo sulle masse. Il clero, dunque, manteneva il popolo in una condizione ignorante e passiva con i suoi dogmi. Ma l'avvento del nuovo Potere consumistico, aveva segnato la fine della religione, soppiantandola con l’interesse per i beni superflui. Pasolini riteneva, fin da giovane, che l’insegnamento della religione fosse inutile poiché, per lui, la conquista della spiritualità doveva provenire da un percorso del singolo e non da un’imposizione della chiesa. Il suo pensiero si riconduce a quello marxista, partendo da un cristianesimo che valorizza la figura umana anziché quella di Gesù.

L’OPPIO DEL POPOLO SECONDO MARX

Il filosofo Carl Marx aveva studiato e analizzato il concetto di religione per molto tempo. Sosteneva, infatti, che la religione venisse usata come strumento di sottomissione, consolando il popolo per le ingiustizie. Infatti, grazie ad essa, il popolo riversava la propria fede e speranza in un’entità superiore, senza impegnarsi per migliorare la propria vita, convinto che il sommo bene si potesse trovare in un aldilà ultraterreno. Il cittadino si affidava ad una verità fallace, priva di basi oggettive e fondata su idee illusorie imposte dal clero, pur di trovare una qualche serenità nella sua vita. Marx sosteneva, però, che la vera felicità potesse essere trovata soltanto in una ricerca e affermazione di sé e non trasmessa da un ente sconosciuto. Il filosofo condannò, quindi, come fece Pasolini con la televisione, la religione definendola l’Oppio dei popoli, una droga speciale che aiutava a spegnere la riflessione sociale.

EVOLUZIONE DEL SISTEMA DI INFORMAZIONI

Nel periodo marxista si era sviluppato sulla superiorità scientifiche e tecnologiche assieme a delle invenzioni. Tali innovazioni permisero lo sviluppo delle prime comunicazioni intercontinentali; fu soprattutto la radio ad avviare questa nuova era nel campo della comunicazione, che portò, inoltre, notevoli conseguenze anche in campo sociale. In seguito, nel secondo dopoguerra, l’invenzione della televisione generò un secondo e radicale cambiamento nella mentalità del cittadino, come anche già spiegato nel pensiero di Pasolini. In seguito, nel secondo dopoguerra, l’invenzione della televisione generò un secondo e radicale cambiamento nella mentalità del cittadino, come anche già spiegato nel pensiero di Pasolini. Si arriva, dunque, al periodo odierno, con la nascita di un’ulteriore innovazione tecnologica: l’invenzione di internet.

L’EDONISMO DIGITALE

Dopo aver esposto sia il pensiero di Pasolini che quello di Marx, può essere introdotta una nuova idea che voglio descrivere personalmente: l’edonismo digitale del mondo moderno. Nella nostra società, al tempo d’oggi, i cittadini sono abituati a vivere secondo uno stato sociale interconnesso. Vengono, infatti, costantemente stimolati da sollecitazioni esterne attraverso i nuovi apparecchi elettronici di cui disponiamo normalmente: i telefoni cellulare. I telefoni cellulare rappresentano l’ultima e più grande innovazione tecnologica capace di mettere in comunicazione, in qualsiasi luogo e tempo, attraverso chiamate, sms o rete internet. Prima della sua introduzione nella società, esisteva il telefono a cavo che metteva in comunicazione solo due persone in luoghi diversi. Il cellulare è diventato, invece, uno strumento molto più versatile: oltre a permettere una conversazione, come il normale telefono, esso ha acquisito una serie di funzionalità che lo hanno reso uno strumento indispensabile per ciascuno di noi. È interconnesso alla rete globale e permette di condividere materiali multimediali con un più alto livello di interazione. La creazione e diffusione dei contenuti avviene in modo molto più democratico, ciascuno può divenire editore di sé stesso e, contemporaneamente, fruire di contenuti altrui. Tuttavia, queste nuove organizzazioni digitali hanno provocato, come già molto noto, un nuovo livello di massificazione sociale, più profonda di quella osservata da Pasolini. Le sollecitazioni costantemente propinate sul cellulare sommergono il cittadino, che cerca sempre di emulare quel modello di realtà. Come già spiegato da Pasolini, l’accettazione dei modelli porta ad una chiusura mentale e una perdita di riflessione. Il cittadino rinuncia alla sua identità, diviene un soggetto passivo, incapace di realizzarsi o trovare un senso di completezza. Conformandosi a questi modelli, l’uomo riempie il suo vuoto interiore e acquisisce sicurezza. La ricerca del piacere, attraverso i social media, ha creato quello che si potrebbe definire un Edonismo digitale. In questa società si ricerca l’esaltazione della propria persona, attraverso delle conferme e apprezzamenti da parte di altri. La persona non si impegna più per migliorare il proprio sviluppo intellettuale ma preferisce limitarsi alla ricerca di un’approvazione esterna in un mondo ormai fin troppo omologato e fittizio. Lo spunto creativo e soggettivo è stato inibito e sostituito dai contenuti digitali. Si giunge così ad un terzo livello di decadenza; i social media hanno ormai spento il desiderio di migliorarsi intellettualmente.

DANNI SOCIETÁ:

Voglio parlare, in ultimo, delle gravi ripercussioni che comporta questa estrema omologazione del mondo moderno: a causa delle innumerevoli sollecitazioni proposte dai social media, il nostro cervello ha perso la capacità di concentrazione o la capacità mnemonica. Secondo degli studi il nostro cervello si è ridotto ad una concentrazione di pochi secondi, dai 6 ai 12, esattamente il tempo con cui guardiamo una foto o un breve video di durata massima di 30 secondi. Il nostro sviluppo intellettivo è stato fortemente deteriorato e questo ha comportato un grave e profondo degrado cognitivo della persona. La stessa lettura è diventata difficile da portare avanti, molti ragazzi affermano che per loro è impossibile mantenere la concentrazione durante la lettura. Nelle stesse scuole il livello d’interesse per le lezioni è diminuito, i ragazzi non provano soddisfazione nell’imparare e la scuola è diventata più un gioco dove ingannare il professore per superare l’anno, anziché un luogo dove acculturarsi per disporre di nuove conoscenze e maturare in quanto persona e cittadino del futuro La stessa lettura è diventata difficile da portare avanti, molti ragazzi affermano che per loro è impossibile mantenere la concentrazione durante la lettura. Nelle stesse scuole il livello d’interesse per le lezioni è diminuito, i ragazzi non provano soddisfazione nell’imparare e la scuola è diventata più un gioco dove ingannare il professore per superare l’anno, anziché un luogo dove acculturarsi per disporre di nuove conoscenze e maturare in quanto persona e cittadino del futuro.