La bottega dell'invisibile - PROLOGO -

Benedetta Bulgarini

La porta che avete davanti è minuscola, i cardini  fanno immane fatica a tenerla in piedi, è stata laccata da una mano  inesperta di vernice verde ormai scrostata in vari punti; a completare  l’insieme, una semplice maniglia d’ottone.

Girando quell’angolo, sul muro più sbrindellato di quella viuzza, se siete  fortunati, potrete vedere uno di questi ingressi bislacchi. Non è facile trovarla, si sposta continuamente; ora potrebbe essere in due paesi distanti  migliaia di chilometri e, qualora vi fossero acquirenti, state certi, non si  incontrerebbero mai. La porta che avete davanti è minuscola, i cardini  fanno immane fatica a tenerla in piedi, è stata laccata da una mano  inesperta di vernice verde ormai scrostata in vari punti; a completare  l’insieme, una semplice maniglia d’ottone. È singolare, pare che nessuno  l’abbia mai toccata, anzi, parrebbe proprio uscita pochi attimi fa dal suo  imballaggio; bizzarro, visto che si tratta dell’ingresso di una bottega. Se  alzate gli occhi, poco sopra l’ingresso malconcio, potete vedere il cartello  ligneo, sbiadito dal tempo; aguzzando la vista sotto tutta quella polvere  ancora si legge qualcosa.  Vi do un indizio: “La Bottega dell’Invisibile”.  Avvicinando la mano al batocchio inutilizzato, tra un coro di sinistri cigolii  e lo zampettare impaurito di taluni topi, vedrete che la porta non ha  bisogno di essere spinta. Ad accogliervi c’è la penombra, un pungente  odore di lavanda, nuvolette di polvere che si alzano teatralmente dalle assi  del pavimento; nessun campanello, nessun commesso irruento.  Silenzio.  I suoni della cittadella che vi siete lasciati alle spalle non trapassano il  legno spesso la porticina, niente può disturbarvi. L’unica angusta finestra  fa passare raggi di luce sufficienti a non capitombolare, fortuna che i lumi  nel negozio, al vostro ingresso, si sono accesi.  A piccoli passi, il cuore traboccante di curiosità che rimbomba nella quiete  innaturale, posso vedervi mentre vi aggirate furtivi per i miei scaffali, ora  illuminati dalle candele.  È sgomento quello che vedo sulle vostre facce?  Tutti i ripiani della mia bottega sono vuoti, alcuni completamente, altri  custodiscono oggetti vuoti: anfore, vasi, scrigni, bottiglie. Vuoto, tutto  vuoto, neanche rimuovendo le ragnatele che coprono la mia merce si vede  traccia di contenuto. Magari vi aspettavate spezie multicolori, gioielli ed  oro, bevande dagli odori bizzarri, insetti e chissà quali brodaglie disgustose  in cui galleggiano sospetti agglomerati mollicci.  La Bottega dell’Invisibile non vende cose del genere, vi basterà guardare le  etichette.  Qui si vende tutto ciò che non si può toccare, tutto quello che può  trascendere le stelle e le galassie, che scivola via lontano dalle vostre dita  prima che sappiate cos’è: in un attimo è volato qui, in un piccolo forziere o  in una boccetta ben tappata.  Vendo gioia, lacrime di dolore, gelosia, furia omicida, amore impossibile e  corrisposto.  Posso mostrarvi tra i miei ripiani speranze andare in frantumi come sottili  lastre di ghiaccio, desideri irrealizzabili che fumano via dalle vostre  orecchie prima ancora che possiate pensarli del tutto, baci gravidi di  tradimento.  Ogni giorno, ogni ora che passa, un nuovo contenitore si aggiunge alla mia  collezione, una mensola alla volta, un mobile alla volta, in un corridoio  infinitamente lungo. La Bottega imbriglia i sogni, addomestica le paure,  intrappola i rimorsi e ve li serve, una volta entrati, nella loro forma più  pura: l’invisibilità.  Quando uscirete dimenticherete tutto, la probabilità di incontrarci qui in  questa bottega va custodita per nuovi visi, nuove genti che, fin troppo  inconsapevoli, intrepide, riversano nelle mie bocce tutto ciò che sentono.  La mia merce non si esaurisce, scegliete, lasciate che vi porti dove l’occhio  non viene più appagato, dove i sensi tutti possono guidarvi all’uscita del  vostro piccolo labirinto senza pareti o farvici perdere, folli.  Accostatevi.  Aprite una bottiglia.  E che il viaggio abbia inizio.