Lettera alla tolleranza agli studenti del Pilo Albertelli

Federico Timpe

A voi, illustri signori, che non chiedete e non avete interesse nel sapere quello che io stimi della mutua tolleranza tra individui

A voi, illustri signori, che non  chiedete e non avete interesse nel  sapere quello che io stimi della  mutua tolleranza tra individui, con  particolare attenzione a quella tra  individui della nostra precisa età in  base alle loro opinioni, parlerò  brevemente e felicemente proprio  di questo. Va specificato che questa  critica è mossa solo ed  esclusivamente a quella parte della  scuola che si dice o si dimostra  politicizzata, chi delle questioni  politiche non si interessa non è  contemplato in questa lettera.  L’evidenza che tra di noi in molti  siano servi delle ideologie, specie  di quelle teorie folli che  pretendono di creare una società al  contempo umana e perfetta, è  giustificabile con il semplice dato  della nostra età, e le implicazioni  che esso porta con sé.  Normalmente poi la gran parte  degli individui che negli anni del  liceo si sono tanto infervorati per  queste grandiose ideologie (che  posseggono sempre il fascino  irresistibile della solennità), non  appena diventa parte attiva ed  effettiva di quel sistema sociale su  cui quelle stesse ideologie  teorizzano perde quelle forti  opinioni, o buona parte di esse.  Esenti da questo, me ne rendo  conto, sconfortante processo sono  quelle persone caratterizzate da  coerenza, alle quali va la mia  stima.  La seconda importante evidenza  che tra di noi i suddetti servi delle  ideologie lo siano nello specifico di  quelle che si rifanno al pensiero  socialista, marxista e leninista non  è un fatto che sono capace di  spiegare, ma semplicemente un  dato che è sotto gli occhi di tutti e  che può essere utile considerare.  Non ho alcuna intenzione, né  francamente avrei interesse o  voglia nel farlo, di farvi cambiare  idea a questo proposito, piuttosto  vorrei puntare l’attenzione su un  ideale fondamentale che nella gran  commistione di ideali che formano  ciò che pensate sembra essere  stato lasciato da parte: a  tolleranza.  A mio avviso le ideologie posthegeliane  hanno offuscato il  ricordo delle grandi intuizioni a cui  i lumi, specie quelli francesi e  britannici, erano arrivati, ma  nonostante ciò l’ideale della  tolleranza (e delle libertà che esso  comporta) è rimasto ben stimato  nelle ideologie successive e in  quelle che voi professate, e sono  assolutamente certo che  interrogati a tal riguardo tutti voi  dareste fiato a parole  enormemente positive su  quest’ideale.  Ma lasciate che vi racconti un  aneddoto, dal quale escluderò  nomi di persone e affiliazioni.  Ad un collettivo a cui partecipai  anni fa si discusse di un problema:  alcuni affiliati di Blocco  Studentesco (organizzazione  dichiaratamente neofascista)  stavano volantinando da due giorni  a quella parte sotto l’Albertelli, ed  appendendo manifesti. Tutti  furono d’accordo col mandarli via,  ed un ragazzo disse testuali  parole:  “E se non se ne vanno, beh a quel  punto purtroppo dovemo usà le  mani”.  Le mani? Ma come le mani, illustre  signore? E dove sono gli ideali di  pace e tolleranza? Dov’è l’ideale,  che sembrate tanto amare, che  celebra sopra ogni cosa il dibattito  e dialogo pubblico contro, invece,  lo scontro cieco e barbaro? Dov’è la  sintesi di cui parlava il mentore del  vostro mentore?  “Ma con loro non  si può mica dialogare”, mi viene  risposto. Non sono certo tanto  idiota da pensare che sia possibile,  per quanto le eccezioni esistano in  ogni contesto; eppure se l’ideale  che avete è quello del dialogo avete  il dovere morale di tentarlo, e di  ripudiare ogni altra forma  d’azione. Non solo tentarlo una  volta, bensì due, tre, infinite volte  senza mai prendere in  considerazione soluzioni  alternative.  E non parlo solo di evitare la  violenza, parlo di permettere a  chiunque, qualunque cosa dica, di  parlare quando voglia a chi voglia,  anche agli studenti di questa  scuola, anche se ci disgusta ciò che  dice. Questo, s’intende, finché  siamo in democrazia. Nel  momento in cui a governare non è  più un parlamento ma un governo  fascista, è bene che il dialogo si  riponga in favore del fucile.  Tuttavia il fondamento stesso  della democrazia viene violato in  assenza della più assoluta e  universale tolleranza nei  confronti di qualunque opinione  e di qualunque espressione  verbale o simbolica di essa, anche  e soprattutto (per coerenza) nei  confronti di chi si professa  contrario alla tolleranza stessa.  Se professate il contrario, per  quanto mi riguarda, vi professate  contrari alla libertà.  È chiaro, e concludo, che la  reazione tanto violenta del  collettivo fosse dovuta al fatto  che l’azione di Blocco  Studentesco non fosse  propaganda, ma provocazione  nei confronti di una comunità  scolastica notoriamente di  sinistra. Ma insolenza e  provocazione sono un mezzo  antico come la retorica e nobile  forse come nessun’altro per  esprimere una posizione,  sanissimo esercizio per la  ragione quanto per l’istinto. Ed è  questa una lettera assai  provocatoria, forse troppo, per  quello che vuole essere, ovvero  un’esortazione per il nuovo anno  alla tolleranza, al dialogo, alla  calma e alla pacifica convivenza  (e che non sia solo professato,  ma che si dimostri davvero che è  così) prima di tutto tra noi  studenti, poi tra studenti e  insegnanti, ma anche nei  confronti di chi come scuola ci  ritroveremo davanti in  quest’anno e nei futuri. Ma la  natura irritante di questo articolo  ha un suo scopo, o meglio, ne ha  due: il primo è il mio  personalissimo divertimento, il  secondo è per chiedere di  tollerare me e questo articolo, e  per estensione, anche coloro che  vi fanno infuriare perché  pensate, in base ai vostri  princìpi, che dicano una marea di  assurdità. Molti ideali sono  saldissimi in noi, ma solo un  eventuale dio ha il potere di  capire chi ha davvero ragione su  questioni del genere.