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POESIE

Ennio Paolo Pellegrini
Sofia Galvanio
Michele Porta

"Feci" di Ennio Paolo Pellegrini
"Autunno" di Sofia Galvanio
"La lacerazione dell'animo" di Michele Porta

FECI


L’ora che Febo è calante e muore,

sotto gli spalti di leuco Colosseo, gremito di grevi turbe di germi infervorate dalla naumachia, giù quella cosa cadde.


L’ora che Gabriele uccide il gran Nettuno, questi gettò nel gravido Colosseo l’immensa e tremenda Pietra Nera, poi vele di cielo squarciato e diluvio che tutti divorò.


Il leuco Colosseo lì ancor giace,

ecco: nuove grevi turbe di germi

oggi gremiscono i suoi spalti bianchi;

tutto è parato, tutto apparecchiato

a nuova naumachia.


Ennio Paolo Pellegrini


AUTUNNO

Autunno, mio specchio di sempre, sempre in te mi rifletto anche quando i mandorli in fiore

allietano i cuori di giovani amanti.


Sofia Galvanio


LA LACERAZIONE DELL'ANIMO

Lo sconforto 

Fluisce gelido nelle membra,

le fende, 

le dilania,

le scioglie.


Io lo miro,

arido il suo volto,

sudicie le vesti,

sdraiato a terra inerme,

gli occhi socchiusi.


Il vagare incerto

e disilluso dell’uomo,

l’incessante migrazione,

lo smarrimento nelle infinite occupazioni

lo occultano.


Vedo la sua sofferenza,

il male lo avvilisce,

geme,

si dimena,

si lacera,

la sua vitalità svanisce...


L’incapacità 

di cogliere nel particolare l’assoluto,

di apprezzare l’essenzialità di un modesto gesto,

di scovare nella semplicità l’incontaminato

incessantemente lo calpestano.


Brama 

di fuoriuscire,

inondare il mondo,

colmarlo con illimitata pienezza,

spiegare le sue incontenibili ali,

lacerare l’imene della superficialità

e penetrare l’essenza ultima delle cose.


Giace irrequieto,

insoddisfatto ed incompreso,

assoggettato al superfluo.


Si dimena goffamente

incalzato da uno spazio limitato ed angusto.



Michele Porta




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