Streghe, superstizioni e scale

Maria Locatelli

Superstizioni. Temere tali credenze popolari è ormai ritenuto dalla maggior parte dell’opinione
pubblica uno spreco di energie e di tempo. Nell’ultimo secolo la scienza ha iniziato a rendersi conto del caos che domina l’universo e ad accettare in parte l’imprevedibilità di alcuni fenomeni; ha imbastito ipotesi e tesi complesse minando la speranza umana di conoscere e comprendere la totalità del mondo.

Superstizioni. Temere tali credenze popolari è ormai ritenuto dalla maggior parte dell’opinione pubblica uno spreco di energie e di tempo. Nell’ultimo secolo la scienza ha iniziato a rendersi conto del caos che domina l’universo e ad accettare in parte l’imprevedibilità di alcuni fenomeni; ha imbastito ipotesi e tesi complesse minando la speranza umana di conoscere e comprendere la totalità del mondo. L’umanità è curiosa e brama risposte, ogni individuo cerca e spiega i fenomeni a modo suo con metodi più o meno oggettivi ma in molti sono consapevoli, consciamente o inconsciamente, del fatto che dio giochi a dadi, e che, per quanto lo si detesti, si è vittime del caso. E allora perché le superstizioni vengono ancora tramandate e alimentate? Si tratta forse di quel bisogno primordiale di spiegare avvenimenti di per se chiari in maniera complessa e farraginosa, oppure della voglia di aggiungere un po’ di sale e incenso alla vita monotona in nome del puro intrattenimento? La risposta può cambiare da persona a persona ma ciò che rimane sempre quando tutto il fumo si è dissolto è la cruda realtà dei fatti con cui bisogna fare i conti prima o poi. Perciò mi domando: a quanti dei presenti al Globe Theather di Villa Borghese il giorno 22 settembre è venuta in mente la nota “maledizione” dello Scottish play?

Molti studenti del nostro istituto in quel giorno si trovavano al teatro per assistere alla messa in scena dell’opera shakespeariana intitolata Macbeth e alla fine dello spettacolo hanno vissuto attimi di terrore quando una rampa di scale che portava al terzo piano ha ceduto sotto il peso di una quindicina di ragazzi, provocando feriti tra un gruppo in trasferta da Roseto degli Abruzzi, in provincia di Teramo; fortunatamente i danni riportati dai 12 coinvolti non sono risultati particolarmente seri. Il panico successivo al crollo però faceva presagire di peggio, chi aveva assistito al cedimento, ancora sotto shock, non riusciva a capacitarsi dei danni e dello stato delle persone rimaste sotto le travi di legno che componevano i gradini. Parte di tale scala era stata, a detta del Sindaco Gualtieri, era stata sottoposta a manutenzione nel 2021.

Dopo un’uscita frettolosa dalla struttura, gli spettatori si sono riversati nello spazio adiacente al teatro e sulla strada di fronte, quando sono giunti i soccorsi la situazione si è un po’ calmata e le persone sono defluite e si sono allontanate. Alcuni studenti e studentesse sono rimasti per più tempo ad osservare la situazione, ma ormai il peggio era passato. In questi momenti tra i ragazzi si è iniziato ovviamente a parlare della maledizione e di tutte le superstizioni riguardanti la tragedia. Argomenti che sono spesso evocati solamente dal nome della tragedia, che erano stati anche probabilmente trattati in precedenza con gli insegnanti.

Si tratta sicuramente di un’operazione di marketing che già ai tempi di Shakespeare veniva messa in atto per attirare più spettatori e che è stata sostenuta da una quantità notevole di coincidenze. Il mondo dello spettacolo però, in quanto instabile, tende a trasmettere queste credenze e tradizioni per scongiurare tutte le possibili cause di sfortune e disastri. La maggior parte delle superstizioni che sono legate al teatro hanno un fondamento quantomeno logico, ovviamente spesso adornato di magie e simili. Come la convinzione che sia di cattivo augurio indossare viola a teatro nasce dall’impossibilità degli artisti di esibirsi durante il periodo di quaresima, il cui colore caratteristico è il viola, così anche la maledizione di Macbeth affonda le proprie radici in delle situazioni reali.

Sebbene i primi racconti del malocchio legato alla tragedia nascano da morti sospette seguite alla pronuncia del nome del re di Scozia e da ipotetici inserimenti di incantesimi all’interno del copione, lo spettacolo aveva effettivamente motivi per essere ritenuto sfortunato: considerandolo particolarmente gradito al pubblico molti teatri e compagnie lo mettevano in scena come ultimo sforzo per riprendersi economicamente e una volta avvenuto il fallimento, questo fatto veniva automaticamente associato allo spettacolo. Inoltre sempre a causa della sua popolarità molti spettacoli che non stavano incassando bene venivano rimpiazzati con Macbeth, portando il nome a divenire un tabù in tutti i teatri. Insieme alla superstizione si accompagnano però anche i numerosi rimedi che ogni compagnia e ogni attore utilizza, tra questi vi sono: camminare tre volte in un cerchio antiorario, sputare sopra la spalla sinistra di qualcuno, urlare oscenità, venir cacciati dal teatro fino a riammissione degli altri membri, riammissione che a volte è legata dalla recitazione di una battuta da Amleto o da Il Mercante di Venezia (considerato uno spettacolo fortunato). Ma dunque perché qualcosa che nasce dai problemi economici e dalla scaramanzia dei teatranti del passato dovrebbe influenzare un crollo come quello del 22 settembre?

La “maledizione” non ha fatto crollare la scala, non è stata una delle tre streghe, né un qualche spirito maligno. Sono state probabilmente le entità chiamate intemperie a indebolire la rampa, e la negligenza dei responsabili della struttura del teatro ha causato l’incidente che fortunatamente, grazie solo a quel caso assoluto, ateo e imprescindibile, non si è trasformato in una tragedia nella quale le vittime non sarebbero state re e regine, donne e uomini che a fine spettacolo si rialzano scrollandosi la polvere dai vestiti, bensì studenti, persone.