Un articolo che potrebbe risultare antipatico

Gryllos

Satira Albertelliana

In questi giorni, in questa ripresa della scuola l’Albertelli e il mondo gridano di dolore per due profondissimi lutti; il primo, in virtù del suo rilievo, ha fatto passare in sordina il secondo, per quanto anche questo sia di non poco conto: sto parlando del diploma di Valeria Cigliana e della morte della regina Elisabetta II (rigorosamente in quest’ordine). Eh, sì; è un lutto di cui ogni studente ha desolante notizia, il diploma di Valeria Cigliana, in primo luogo perché, e penso sia opinione ben diffusa e assodata, vien meno l’ennesimo petalo di rosa in grado di salvarci dalle tenebre del quotidiano, in secondo luogo per una ragione meno prosaica (e decisamente meno seria). L’anno scorso con Valeria Cigliana se ne andava l’ultima (vera, ammesso che poi ve ne siano) figura politica del Liceo Pilo Albertelli, e non è un testamento sereno quel che ha lasciato, alla luce della profonda débâcle politica della sua lista, vistasi soppiantare da sappiamo tutti chi, e soprattutto alla luce dei nuovi personaggi che vengono a trovare gli studenti; nel giro di tre anni siam passati dal compagno Jorge Mario Bergoglio, amico degli ultimi, al compagno Nunzio D’Erme, amico di un’exbrigatista (tu guarda l’affascinante biodiversità che si nasconde sotto la parola compagno!); e la cosa ha generato contrasti turbolenti, e polemiche profonde (così suggeriscono dal Primo Collettivo dell’Anno), ma l’opinione di chi vi scrive è che siffatti contrasti fossero comunque appianati bene o male per mezzo della luce emanata dalla capolista di AO. Naturalmente, com’è avvenuto per l’impero romano, come avverrà, se non è già avvenuto, per l’impero britannico, le crisi si manifestano diverso tempo prima della capitolazione e le grandi personalità non sono altro che simboli di processi, rivoluzioni e riforme sociali e politiche più grandi di loro: per questo consideriamo Romolo Augustolo, per quanto a capo di una potenza ormai da due secoli in declino, l’ultimo simbolo di Roma imperiale; per questo considereremo Elisabetta, se già non lo facciamo, l’ultimo simbolo di Londra sovrana dei mari, per quanto non esista più quella defunta potenza (anzi forse siamo di fronte anche ad una prossima indipendenza della Scozia o a un disgregamento del Commonwealth). Ma insomma, perché questo pippozzo così pretenziosamente storico che potreste ascoltare attaccando bottone con i nostri (amatissimi) docenti di storia? In primo luogo perché posso scrivere quello che mi pare dato il basso grado di alfabetizzazione dell’Albertelli, quindi chi vuoi che mi contesti di essere noioso o (più assurdo ancora!) in errore? In secondo luogo perché, o lettori, voi pochi alfabetizzati, il simbolo si ripete anche qui da noi: con la maturità di Valeria Cigliana, l’ultima in grado di gestire con serietà le questioni politiche all’interno della scuola, finisce l’era del grande Albertelli, finisce l’era dei grandi visitatori, finisce l’era della “scuola rinomata e punto di riferimento per moltissimi studenti” (cit. https:// piloalbertelli.it/), inizia, è già iniziata, l’era dello sfascio, della farsa, dell’incuria. Inizia (macchè! l’inizio ormai è perso nel passato!) l’era dell’andare d’accordo, come dice il collettivo, dell’omologazione di pensiero, come dico io. Che fare (qualcuno preferirà Что делать)? Come si deve comportare chi si trova nel mezzo di queste enormi crisi? Nell’Impero Romano che collassa?, nell’Albertelli del dopoCigliana? È più facile di quello che si crede; basta cavalcare la tigre. Guardate il declino della scuola e non doletevene troppo, perché dolersi per qualcosa è questione seria, e la serietà è quanto di più fuori luogo possiate indossare all’interno dell’amato Liceo Classico Pilo Albertelli. Anzi concedetevi una risata amara e distaccata (i più nevrotici e i più egoici di solito se la concedono cantandola ai quattro venti ed affibbiandogli il titolo di “satira”). Volete fare cose serie? Volete fare cose importanti? Benissimo, non all’Albertelli! Come in tutta Italia qui siamo esperti in farsa, e ci aggiungiamo la credenza (da buoni marxisti) che sia la società ad influire sull’individuo, non viceversa. Quindi basta! Rassegnatevi! Trenta ore della vostra settimana saranno un trionfo di burlesco e caricaturale: ridetene; abbandonatevici; cavalcate la tigre, poiché è tutto quel che potete fare. Dopo un po’ troverete tutto miserabilmente simpatico, umanamente pietoso, ed è una sensazione piacevole. Non me ne voglia il preside o chicchessia fra studenti professori genitori, perché lo dico di cuore, non rivolgendo un biasimo (solo) a loro e soprattutto sognando una quanto più vicina possibile maturità.

-Gryllos